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    Discussione: I rischi della twitter-censura.

    1. #1
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      Default I rischi della twitter-censura.


      I rischi della twitter-censura.

      E’ una notizia che rischia di passare nel silenzio quella della decisione assunta da Twitter - la più grande piattaforma di micro messaggi al mondo - di censurare i cinguettii dei propri utenti, sebbene limitatamente ai Paesi ove ciò risultasse necessario.
      Si tratta, invece, di una notizia che dovrebbe indurre tutti ad una profonda riflessione - e taluni ad un’altrettanto profonda revisione del proprio modo di pensare - sulla governance della Rete e, in particolare della circolazione delle informazioni online.
      Twitter nel suo annuncio di questa mattina non dice in quali circostanze censurerà gli annunci dei propri utenti e promette che farà del suo meglio per informarli dell’avvenuta censura, delle ragioni che l’hanno determinata e del soggetto che l’ha richiesta.
      A scorrere, tuttavia, il lungo elenco di motivazioni con le quali, in tutto il mondo, i provider di servizi analoghi a quelli erogati dal popolare fringuello azzurro, censurano i contenuti dei propri utenti, tuttavia, non è difficile farsi un’idea dell’eterogeneità delle motivazioni che, da questa sera, potrebbero indurre il fringuello a silenziare il cinguettio dei suoi utenti in uno o più Paesi: tutela della proprietà intellettuale ed industriale, diffamazione, violazione di segreti, contenuti anonimi e tanti altri.
      E’ qui che sta il problema.
      (Continua qui su Wired.it)
      http://www.guidoscorza.it/?p=3029
      Riporto questa notizia perche' oltre che ad essere interessante, si collega direttamente al sequestro di mega-upload, dove twitter ha deliberatamente censurato i tag riguardanti li sequestro e soprattutto la protesta di gruppi di attivisti contro il governo americano, in modo che non si diffondesse la notizia.




      Hammon "The eternal Will of the Swarm."
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    2. I seguenti 4 utenti ringraziano Hammon per il suo contributo:

      JDM (28th January 2012), mortaretto (28th January 2012), quicck (28th January 2012), znk (30th January 2012)

    3. #2
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Sequestri, censura e manipolazione dell'informazione sono gli strumenti più potenti in mano alle oligarchie che ci governano e ci sfruttano.
      Mi sento molto confuso, una parte di me crede che la censura non potrà arrivare dappertutto e ci sarà sempre un modo per far girare le notizie ma il potere è saldamente nelle mani di questi oligarchi e la massa della gente utilizza i pochi mezzi d'informazione che conosce, Tv e giornali (tutti nelle loro mani).
      Da qui la mia incapacità di prevedere quale sarà il nostro futuro.
      Ma forse non è vero che non so prevedere il ns futuro, il fatto è che lo vedo brutto e non voglio crederci
      Scarica La.Divina.Adunanza.doc
      ed2k://|file|La_Divina_Adunanza.doc|377344|FFD3A68F015D51 86C807C603DC14F375|/
      No Ip Pubblico

    4. #3
      non prendiamoci sul serio
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Se vogliamo la libertà assoluta non affidiamoci (mai) ad una multinazionale
      Twitter fa i propri affari, non è un servizio di informazione alternativa e libera. Come non lo sono Facebook, Google eccetera.
      Mi sembra sciocco aspettarsi un comportamento "etico" da una società che ha come scopo quello di arricchirsi.
      Federico
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    5. Utenti che ringraziano FastFede del suo contributo:

      gliss (4th February 2012)

    6. #4
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Ho da due anni un account identi.ca come eventuale rifugio in casi di censura. Da ieri, quando si è diffusa questa notizia, molte persone hanno aperto un account su questo sito open source di microblogging e molti hanno cominciato ad utilizzarlo simultaneamente a twitter.

      Non ho facebook ma ho un account su diaspora.eu.

      Il neo di entrambe è che lo sviluppo è lentissimo ed ogni nuova release, per quanto rattoppi molte vulnerabilità, apre nuovi bug. L'unica soluzione alla censura è l'utilizzo di strumenti open source e diffusi: affidarsi alle multinazionali, come fa notare fast, non garantisce certo maggiore libertà: certo ci sono più brillantini...ma alla fine sono solo specchietti per le allodole...
      Ultima modifica di zakunin; 28th January 2012 alle 22:43
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    7. Utenti che ringraziano zakunin del suo contributo:

      Goku SuperSayan (28th January 2012)

    8. #5
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Purtroppo ne' diaspora ne' identica sono distribuiti. C'e' sempre una porta alla quale bussare... Ma sono un inizio.

      Tuttavia non sono d'accordo con chi dice che la liberta' non possa venire da una organizzazione provata. Non tutte le organizzazioni sono fatte per fare soldi.
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    9. #6
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Citazione Postato inizialmente da Hammon Visualizza il Messaggio
      Purtroppo ne' diaspora ne' identica sono distribuiti. C'e' sempre una porta alla quale bussare... Ma sono un inizio.

      Tuttavia non sono d'accordo con chi dice che la liberta' non possa venire da una organizzazione provata. Non tutte le organizzazioni sono fatte per fare soldi.
      Mh...non sono uno sviluppatore ma, da quello che so, diaspora è basato sul concetto di pod distribuito: avessi un server web e un po' di banda da "donare", potrei installarlo e metterlo a disposizione della comunità. Per entrare nel pod ufficiale di diaspora, se non sbaglio, ci vogliono ancora gli inviti; io uso uno dei vari pod non ufficiali, ad accesso libero. Il problema di diaspora, attualmente, è che i dati non sono al sicuro in quanto potrebbero, non essendo crittografati, essere utilizzati illecitamente da chi mantiene il pod.

      Vero invece che identi.ca non è distribuito. Ma aggiungerei "per ora", visto che le potenzialità per farlo (essendo strumento open) ci sono. Allo stato attuale, comunque, cadesse la scure della censura su identi.ca, potrebbe nascere un identi.org o un identi.sgnaps mentre un twitter.org non potrebbe di fatto mai esistere visto che il codice di twitter è proprietario.

      So Hammon che hai studiato diaspora: magari qui potresti approfondire.

      Le uniche organizzazioni private che non fanno soldi, da quello che so, sono fondazioni che mantengono strumenti open: da mozilla a linux, da gnu a blender. Il problema sono le aziende: a parte colossi come red hat che hanno fatto propria la filosofia dell'open source affiancandogli il business della manutenzione, ne conosco ben poche che, producendo materiale proprietario e soldi a palate, assicurano una "vera" libertà per l'utente: da google a facebook, da twitter ad apple e microsoft. A pensarci bene, non ne conosco nessuna.
      Ultima modifica di zakunin; 28th January 2012 alle 23:28
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    10. #7
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      zakunin diaspora usa lo stesso concetto di federazione di server di identi.ca che e' basato sul software status.net
      Con il team abbiamo su un server adu di diaspora che abbiamo utilizzato per mesi per dei test.
      Il problema e' quello che ho scritto poco sopra. C'e' sempre una porta alla quale bussare per chiudere tutto.
      Francamente poi. non sono affatto paranoico se dico che mi fido di piu' a dare i miei dati in mano a google, che ad un gestore di pod di diaspora che manco conosco... Lo stesso vale per identi.ca
      Non serve infrastruttura per avere un twitter distribuito. Basterebbe una rete come kadu per fare tutto.

      Riguardo agli interessi delle aziende, tu ne hai citate alcune come mozilla che sono l'esempio chiaro che si possa fare azienda ma avere dei valori inderogabili per cui i soldi non sono lo scopo principale.
      Ma usare l'opensource oppure no' secondo me marginale al discorso. In molti altri campi non esiste il concetto di opensource ma ci sono organizzazioni simili a mozilla.
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    11. Utenti che ringraziano Hammon del suo contributo:

      zakunin (29th January 2012)

    12. #8
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Hammon, non vorrei sbagliarmi ma mozilla è una fondazione, cosa ben diversa da un'azienda.

      Vero il fatto della porta a cui bussare: per questo ho parlato di crittografia dei dati; ho notato che se ne sta parlando parecchio nell'ambiente. Qualsiasi cosa si pubblichi online, comunque, non è al sicuro (a dire il vero molto spesso neanche i dati che abbiamo nei nostri devices non lo sono).

      Riguardo a google: tutto quello che viene pubblicato su G+ ad esempio diventa, secondo i termini di servizio, di Google; non posso scegliere la licenza e nemmeno eliminare definitivamente i miei dati. Per non parlare poi di fb in cui i dati non solo sono utilizzati a scopo di lucro da parte dell'azienda, ma possono anche essere ceduti a terzi. In tutto questo le aziende possono, per raggiungere o tenersi la loro quota di mercato, censurare o eliminare arbitrariamente.

      Personalmente odio l'idea che un azienda, da remoto, possa cancellarmi un'applicazione o un ebook da remoto o infilarmi una backdoor per inviare tutto quello che faccio alle autorità per poter vendere i propri prodotti. Non è questione di paranoia ma di diritto. Credo la privacy sia un valore che non possa essere tutelato da un azienda. Per questo non credo che il discorso del free software sia marginale: è una questione di trasparenza; trasparenza che, ancora una volta, non è di certo una priorità per le aziende produttrici di software, mentre è un valore intrinseco nel concetto di free software (che, venisse abbracciato dai produttori, avremmo un web migliore ).
      Ultima modifica di zakunin; 29th January 2012 alle 14:17
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    13. #9
      Aduner Spacciato
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Censura, dopo Twitter anche Google
      Blocchi “su richiesta” dei singoli paesi
      Si tratterebbe di una restrizione della libertà "selettiva" che suona come una concessione a tutti quei regimi infastiditi dalla potenza di comunicazione dimostrata dai social network per esempio in occasione delle Primavere arabe. In realtà, il sistema basato sulla posizione geografica dei visitatori è facilmente aggirabile




      Anche Google sembra aver ceduto alle richieste dei tanti paesi “allergici” alla libertà d’espressione in Rete. La notizia, rimbalzata sul Web a una sola settimana dall’annuncio di Twitter, ha messo in allarme blogger e attivisti di tutto il mondo. La piattaforma Blogger reindirizzerà le pagine a domini “locali” consentendo così di esercitare censure “su richiesta” dei singoli paesi. Ma di cosa parliamo esattamente? Il sistema, molto simile a quello adottato da Twitter, prevede la possibilità che un post (o un tweet) venga oscurato in un determinato paese. Questo significa che un eventuale blocco in Italia, impedirebbe la visualizzazione agli utenti italiani, ma non a quelli che si collegano da una qualsiasi altra parte del mondo. Insomma: un sistema di censura “selettiva” che suona come una concessione a tutti quei regimi infastiditi dalla potenza di comunicazione dimostrata dai social network e dalla Rete in generale nelle primavere arabe.

      In realtà, il sistema di censura basato sulla posizione geografica dei visitatori è facilmente aggirabile. Basta, per esempio, utilizzare un server Proxy collocato in un paese “terzo” e il gioco è fatto. Google, in un post sul suo blog ufficiale, ha sottolineato come sia possibile disattivare il reindirizzamento usando il suffisso “NCR” (No Country Redirect) al termine dell’URL. Ma simili accorgimenti non sono alla portata di tutti e la censura selettiva rischia comunque di depotenziare le capacità di comunicazione di Internet. Senza contare che per decidere di aggirare la censura, bisogna sapere che questa sia in atto. Cosa tutt’altro che scontata.

      Nel giudizio sulle politiche adottate da Google e Twitter, il Web si è spaccato. La logica dietro i “cedimenti” di entrambe le società è piuttosto chiara: meglio assecondare le smanie di censura che rischiare il completo oscuramento. Una posizione che anche molti attivisti sostengono di comprendere, visto che si parla sempre di imprese private che non possono permettersi di perdere fette di mercato. La differenza di stile, però, non sfugge. Twitter, infatti, ha annunciato pubblicamente la sua decisione dandole la massima pubblicità in home page e insistendo su alcuni dettagli piuttosto rilevanti, come il fatto che i tweet censurati verranno comunque visualizzati con la dizione “Tweet bloccato” o “Utente bloccato”. Insomma: una scelta che, per lo meno, è orientata alla massima trasparenza e che rappresenta al tempo stesso una forma di denuncia delle restrizioni eventualmente imposte . Diverso l’atteggiamento di Google, che si è limitata a inserire l’informazione della nuova funzione di reindirizzamento all’interno della sezione Help di Blogger. Stando alla data riportata sulla pagina, l’aggiornamento è stato pubblicato il 9 gennaio scorso. Ma il fatto che nessuno fino a oggi se ne fosse accorto la dice lunga sulla sua visibilità.
      fonte

      Ti rugnu 500 liri e 'n tumpuluni... quannu arrivi mi chiami da cabbina...
      Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti!


    14. #10
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      Sta: Scaricandosi la coscienza
       
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Son sicuro di aver gia' fatto la domanda...

      Hammon sei sicuro che un social network distribuito possa funzionare? Ovvero, resta il problema che se non immagazini dati e contenuti in un server i pc degli utenti devono fare da server e da client (come, appunto, fa kadu) e rendendo di conseguenza non disponibili i contenuti quando l'utente e' offline. Un social network unisce il meglio di una chat (tempo reale) con il meglio di un forum (si puo' leggere e commentare in qualsiasi momento), con un software distribuito sarebbe complicato mantenere le stesse peculiarita', non pensi?. Possibili soluzioni? Che poi, in effetti, si tratta degli stessi "problemi" che affliggono software di p2p rispetto a cyberlocker...
      Invia tagliadireggiseno di lei contocorrente di lui a dark13@bandabassotti.it, ti diremo se e' duro o se ti tradisce. Riceverai in omaggio la simpatica suoneria lontra fa la popo' a vita o per sempre con revoca del divieto mai


    15. #11
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Posso distribuire alcuni miei post sui pc degli amici. Quando sono offline, qualche nodo amico (nel vero senso della parola) mi fara' da server di backup. Limitando i post in cache distribuita a quelli nuovi reputo sia fattibile come cosa. Almeno questo e' come l'avevo pensata. :P
      Il problema sono le foto, le prestazioni per distribuire quei files agli amici non sarebbero paragonabili a quelle di facebook, ma ci si puo' provare.

      Zakunin
      Non è questione di paranoia ma di diritto. Credo la privacy sia un valore che non possa essere tutelato da un azienda. Per questo non credo che il discorso del free software sia marginale: è una questione di trasparenza; trasparenza che, ancora una volta, non è di certo una priorità per le aziende produttrici di software, mentre è un valore intrinseco nel concetto di free software (che, venisse abbracciato dai produttori, avremmo un web migliore ).
      Sulle aziende/organizzazioni forse hai ragione tu, in fin dei conti la ragione sociale "azienda" significa "fare soldi", ma non ne sono proprio convinto al 100%. Sto pensando alle coperative ad esempio. Ripeto, secondo me si puo' fare azienda con dei principi cardine inderogabili che mettano il "lucro in secondo piano".
      Riguardo all'opensource non sono affatto d'accordo. Posso scrivere free software con backdoor e quant'altro e farla anche franca. Era successo mi pare con freebds, che avevano trovato del codice di questo tipo praticamente forzato dal governo usa se non erro, e se ne sono accorti dopo anni.
      Avere accesso al sorgente non implica rispetto della privacy. Se ci pensiamo bene nella vita di tutti i giorni, affidiamo i nostri dati solo ad aziende "closed" senza nessuna remora. Parlo del dentista, della telecom, o delle assicurazioni per esempio.
      E' la legge che ci tutela da eventuali abusi, e deve poterlo fare anche nel mondo di internet. Non l'opensource od il closed-source che e' un mero modello di business/sviluppo.
      Ultima modifica di Hammon; 4th February 2012 alle 11:26
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    16. #12
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Citazione Postato inizialmente da Hammon Visualizza il Messaggio
      Ripeto, secondo me si puo' fare azienda con dei principi cardine inderogabili che mettano il "lucro in secondo piano".
      Posso assicurarti che il modello cooperativo è solo un simulacro dell'ideologia che ci sta dietro. Lavoro da otto anni in una grossa cooperativa e seguo piuttosto da vicino le evoluzioni di questo modello nella contemporaneità.
      I principi tendono a cadere di fronte ad interessi di ordine planetario. E' già successo e sta succedendo sempre più spesso; e le aziende, soprattutto se grandi, non possono far altro che cedere per conservare ed accrescere le proprie quote di mercato.


      Riguardo all'opensource non sono affatto d'accordo. Posso scrivere free software con backdoor e quant'altro e farla anche franca. Era successo mi pare con freebds, che avevano trovato del codice di questo tipo praticamente forzato dal governo usa se non erro, e se ne sono accorti dopo anni.
      Avere accesso al sorgente non implica rispetto della privacy. Se ci pensiamo bene nella vita di tutti i giorni, affidiamo i nostri dati solo ad aziende "closed" senza nessuna remora. Parlo del dentista, della telecom, o delle assicurazioni per esempio.
      E' la legge che ci tutela da eventuali abusi, e deve poterlo fare anche nel mondo di internet. Non l'opensource od il closed-source che e' un mero modello di business/sviluppo.
      Non nego che il free software possa essere affetto da vulnerabilità più o meno importanti (avevo letto della backdoor su bsd ma non conosco gli sviluppi della vicenda), ma nella sua essenza è indubbiamente il più trasparente, duttile e sicuro.
      Quando affido i miei dati pubblici ad un professionista questi, se non è un mascalzone disonesto (come le grosse aziende che hai citato ), non li spamma all'azienda di spazzolini che mi flodda la mail, non li passa all'idraulico che mi chiama per chiedermi se mi gocciola un tubo e non mette la mia faccia su una pubblicità dell'anal intruder Sui s.n. i dati non sono più tuoi, ma di chi ti presta la vetrina.

      Sulla legge ho sempre meno fiducia: per ora sta solo dimostrando di fare l'interesse dei potenti dell'economia, che la modellano a loro piacimento. Chi poi dovrebbe legiferare sulla rete dimostra la sua ignoranza e malafede: vedi ACTA, PIP e quant'altro. Ma ti pare poi, che per italia.it abbiamo dovuto spendere milioni di euro per un sito di merda fatto con lo splendido (e free software) drupal?

      La rete è imho di matrice anarchica: andare a legiferarvi vuol dire snaturarla. E snaturarla è quello che stanno cercando di fare.

      Il free-software non è un modello di business ma imho principalmente libertà; libertà di avere anche un modello di busness, open source o proprietario che sia.
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    17. #13
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Sui s.n. i dati non sono più tuoi, ma di chi ti presta la vetrina.
      Credo che tutto si riassuma qui. Secondo me l'unico problema attuale e' che questi social network stanno agendo indisturbati applicando clausole vessatorie per quanto riguarda la privacy. Se la "legge" riuscisse ad impedirlo, come fa' ora con l'idraulico ed il professionista di turno, tutto sarebbe piu' sicuro per tutti.
      La corruzione dei governi e' forse un discorso separato, seppure connesso, altrimenti ragionando a questo modo finiremmo per auspicare scenari postnucleari alla madmax di totale anarchia.
      Hammon "The eternal Will of the Swarm."
      "Se i Giusti non si oppongono, sono già colpevoli."
      Il mio Blog qui su AdunanzA.

    18. #14
      Aduner Eremitico
      Sta: bradipizzato
       
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      Default Re: I rischi della twitter-censura.

      Citazione Postato inizialmente da Hammon Visualizza il Messaggio
      Se la "legge" riuscisse ad impedirlo
      facebook, ma anche molti colossi della rete, non esisterebbero così come li conosciamo oggi: il loro business sono "i dati personali degli utenti": è la privacy stessa che, per loro, non è più un "valore" della persona ma un "valore" su bilanci con una dozzina di zeri.

      Certo, possono permettersi di avere centinaia di sviluppatori che lavorano (e di lavorare c'è sempre bisogno ) sulle loro pur ottime (buone?) piattaforme: ma il gioco vale la candela? mhhh...
      Nel paese della bugia, la verità è una malattia (G. Rodari)


      Da vicino nessuno è N0rM4L3


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