metallo
25th February 2006, 16:19
http://www.repubblica.it/2006/b/speciale/s...testicanzo.html (http://www.repubblica.it/2006/b/speciale/sanremo/servizi/testicanzo/testicanzo/testicanzo.html)
ul sito della Treccani, un docente di linguistica ha analizzato i testi
"Canzoni-domopak per confezionare melodie che si dimenticano subito"
Festival, sono solo canzonette?
Sì, e anche un po' banali
AMORE fa ancora rima con cuore, e il mare, la luna e le stelle sono sempre una splendida cornice per parlare di sentimenti, purché ci sia un po' di sofferenza. Sanremo non tradisce se stesso e le canzoni in gara quest'anno, ovunque si peschi - Uomini, Donne, Gruppi, Giovani - paiono non promettere sussulti, anzi. Non ci si aspettino dunque intuizioni geniali, come fu per Elio e le Storie tese e la loro La terra dei cachi, o per la Salirò di Daniele Silvestri, men che mai un respiro largo come quello di E dimmi che non vuoi morire, scritta da Vasco Rossi e cantata da Patty Pravo.
Sono solo canzonette? In gran parte sembrerebbe di sì. A cimentarsi in una attenta lettura dei testi delle 30 canzoni (anzi, 29, visto il mistero che avvolge quella di Anna Oxa) è stato Giuseppe Antonelli, docente di Linguistica italiana all'Università di Cassino, che sul sito della Treccani ne propone una analisi scientifica. E un bilancio, che non conforta: "Testi-domopak, prodotti al metro per confezionare melodie che devono scivolare via facili", "parole fatte per imprimersi subito nella memoria" ed "essere dimenticate dopo un mese di programmazione radiofonica.
I brani, spiega Antonelli, sono per gran parte accomunati da un "dialogo a senso unico" con un convitato di pietra. Quasi tutti, infatti, si rivolgono a un "tu" che è l'amato, o l'amata, meglio se ex. Fa eccezione la canzone di Mario Venuti, che racconta quando lei mi disse / sono innamorata di te. Ma il "tu" è solo un ingrediente di una ricetta utilizzata da tempo per confezionare canzoni pret-à-porter. Come l'uso dei tempi al futuro piuttosto che al passato. Fin dai titoli, come Sparirò, Capirò crescerai. Scelta, quest'ultima, dettata dall'esigenza di usare, a fine verso, parole accentate sull'ultima sillaba.
In quanto alle rime baciate, i testi delle canzoni di Sanremo numero 56 ne sono pieni zeppi. Un conformismo che si riscontra anche in un generale rispetto della grammatica, a discapito di una lingua che somigli di più a quella vera, parlata, colloquiale.
In questo senso, si distingue un po' rispetto agli altri Povia, entrato quest'anno di diritto in competizione dopo essere stato, in un certo senso, il vincitore morale del Festival 2005, con la sua Quando i bambini fanno oh, sigla dell'iniziativa benefica in favore del Darfour voluta dall'allora conduttore Paolo Bonolis. Quest'anno il cantautore presenta Vorrei avere il becco, tono infantil-minimalista anch'essa, ma con costrutti colloquiali e soprattutto senza la ricerca esaperata e banale della rima.
Dall'analisi condotta da Antonelli emerge un quadro, se non desolante, quanto meno "fuorviante dell'attuale panorama della canzone italiana". Che, al contario di quella "formato Sanremo", tende da tempo a scritture più complesse, a una maggiore qualità del testo e a una fattura linguistica più ricercata, raffinata.
(25 febbraio 2006)
ul sito della Treccani, un docente di linguistica ha analizzato i testi
"Canzoni-domopak per confezionare melodie che si dimenticano subito"
Festival, sono solo canzonette?
Sì, e anche un po' banali
AMORE fa ancora rima con cuore, e il mare, la luna e le stelle sono sempre una splendida cornice per parlare di sentimenti, purché ci sia un po' di sofferenza. Sanremo non tradisce se stesso e le canzoni in gara quest'anno, ovunque si peschi - Uomini, Donne, Gruppi, Giovani - paiono non promettere sussulti, anzi. Non ci si aspettino dunque intuizioni geniali, come fu per Elio e le Storie tese e la loro La terra dei cachi, o per la Salirò di Daniele Silvestri, men che mai un respiro largo come quello di E dimmi che non vuoi morire, scritta da Vasco Rossi e cantata da Patty Pravo.
Sono solo canzonette? In gran parte sembrerebbe di sì. A cimentarsi in una attenta lettura dei testi delle 30 canzoni (anzi, 29, visto il mistero che avvolge quella di Anna Oxa) è stato Giuseppe Antonelli, docente di Linguistica italiana all'Università di Cassino, che sul sito della Treccani ne propone una analisi scientifica. E un bilancio, che non conforta: "Testi-domopak, prodotti al metro per confezionare melodie che devono scivolare via facili", "parole fatte per imprimersi subito nella memoria" ed "essere dimenticate dopo un mese di programmazione radiofonica.
I brani, spiega Antonelli, sono per gran parte accomunati da un "dialogo a senso unico" con un convitato di pietra. Quasi tutti, infatti, si rivolgono a un "tu" che è l'amato, o l'amata, meglio se ex. Fa eccezione la canzone di Mario Venuti, che racconta quando lei mi disse / sono innamorata di te. Ma il "tu" è solo un ingrediente di una ricetta utilizzata da tempo per confezionare canzoni pret-à-porter. Come l'uso dei tempi al futuro piuttosto che al passato. Fin dai titoli, come Sparirò, Capirò crescerai. Scelta, quest'ultima, dettata dall'esigenza di usare, a fine verso, parole accentate sull'ultima sillaba.
In quanto alle rime baciate, i testi delle canzoni di Sanremo numero 56 ne sono pieni zeppi. Un conformismo che si riscontra anche in un generale rispetto della grammatica, a discapito di una lingua che somigli di più a quella vera, parlata, colloquiale.
In questo senso, si distingue un po' rispetto agli altri Povia, entrato quest'anno di diritto in competizione dopo essere stato, in un certo senso, il vincitore morale del Festival 2005, con la sua Quando i bambini fanno oh, sigla dell'iniziativa benefica in favore del Darfour voluta dall'allora conduttore Paolo Bonolis. Quest'anno il cantautore presenta Vorrei avere il becco, tono infantil-minimalista anch'essa, ma con costrutti colloquiali e soprattutto senza la ricerca esaperata e banale della rima.
Dall'analisi condotta da Antonelli emerge un quadro, se non desolante, quanto meno "fuorviante dell'attuale panorama della canzone italiana". Che, al contario di quella "formato Sanremo", tende da tempo a scritture più complesse, a una maggiore qualità del testo e a una fattura linguistica più ricercata, raffinata.
(25 febbraio 2006)