PDA

View Full Version : [Rec] Guida ai fondi pensione 2005


newaxe
17th July 2005, 16:40
Guida ai fondi pensione 2005

Autore: Giuliano Cazzola

Recensione:
(26/06/2005)

“Un cantiere legislativo aperto in continuazione�. Così Giuliano Cazzola, nella presentazione del volume “Guida ai fondi pensione 2005�, definisce la materia della previdenza, di cui è tra i massimi esperti a livello nazionale. Definizione quantomai calzante: nessun altro settore dell’economia ha conosciuto in questi ultimi anni pari attivismo da parte del legislatore. Dalla riforma Amato del 1993 passando per quella Dini, per arrivare infine alla legge delega targata Berlusconi, gli interventi in tema di pensioni si sono susseguiti pressoché costantemente in ogni legislatura.

Ma oggi, alla vigilia della stesura definitiva dei decreti attuativi della legge delega n. 243 del 2004, si è davvero prossimi a un punto di svolta. Se la norma del conferimento del trattamento di fine rapporto nei fondi pensione dovesse funzionare, il tanto annunciato decollo del secondo pilastro della previdenza potrebbe finalmente tramutarsi in realtà. A fronte di una raccolta attualmente limitata a qualche decina di miliardi di euro, lo smobilizzo del tfr, seppur svuotato dell’obbligatorietà a favore del silenzio-assenso, potrebbe infatti far confluire nelle varie forme di previdenza complementare un flusso di risorse complessivo dell’ordine di almeno 12 miliardi di euro ogni anno.

Risulta pertanto quantomai utile lasciarsi guidare dall’autore in questo percorso, ricco di dati, tabelle e statistiche, nel mondo della previdenza complementare.
Il quadro che emerge dalla fotografia scattata dall’autorità di vigilanza, la Covip, è piuttosto sconfortante: tra iscritti a vecchi e nuovi fondi, l’intero settore alla fine del 2003 contava poco più di due milioni di aderenti per un ammontare di risorse di circa 36 miliardi di euro, dimensioni molto modeste, appena il 2% del pil, rispetto a quelle di altri paesi.
Emerge poi un carattere elitario della previdenza complementare: l’età degli aderenti ai fondi è infatti più elevata di quella degli iscritti alle forme di previdenza obbligatoria. Il 61,3% degli iscritti ai fondi chiusi ha un’età compresa tra 40 e 59 anni, mentre il picco degli iscritti ai regimi obbligatori si addensa intorno alla fascia d’età compresa tra 30 e 34 anni.
I lavoratori più giovani, cioè coloro che saranno maggiormente penalizzati sul versante della previdenza obbligatoria, stentano dunque ad avvalersi delle forme di previdenza complementare per diversi motivi, in primis perché “non ancora stabilizzati sul mercato del lavoro e con scarse risorse a disposizione�.
I fondi attecchiscono poi principalmente nei posti di lavoro coinvolti dal “sistema delle relazioni industriali�: le aziende con oltre 250 dipendenti sono il 2,2% del totale ma occupano il 51,3% degli aderenti ai fondi. Di rilievo infine la distribuzione per area geografica: i due terzi degli iscritti risiedono al nord, laddove al sud, a fronte di una percentuale di lavoratori dipendenti sul totale nazionale pari al 26%, solo il 14% risultano iscritti a fondi pensione.

Il volume cerca dunque di rispondere alla domanda: perché i fondi pensione? In primo luogo – è la risposta di Cazzola - per una ragione di equità: “se i pensionati d’oggi sono figli della società industriale e possono contare su diritti sociali� caratteristici di un modello di solidarietà messo in crisi da una forte contrazione della natalità e da un allungamento delle aspettative di vita, “troppi tra i lavoratori attuali e ancor più quelli futuri hanno e avranno difficoltà a sostenere lo sforzo contributivo necessario non solo per pensare adeguatamente a se stessi, nel domani, ma anche per garantire le risorse utili ai trattamenti pensionistici di volta in volta in essere�.
Un solo dato, quello sull’aspettativa di vita alla nascita, è sufficiente a dimostrarlo: se nel 1960 era di 67,4 anni per gli uomini e di 72,9 per le donne, alla fine degli anni Novanta si è passati rispettivamente a 74,6 e 80,9. E nel 2050 si prevede che gli europei vivranno almeno 4-5 anni più a lungo: se nel 2000 gli ultra-65enni rappresentavano circa un quarto della popolazione in età lavorativa, nel 2050 sfioreranno il 50%.

È evidente dunque lo squilibrio nei rapporti tra generazioni: sempre più pesante è divenuto “l’onere sostenuto dai (sempre meno) lavoratori attivi per finanziare (a costi crescenti) le pensioni delle generazioni uscite dal mercato del lavoro�. Se negli anni Settanta bastava un’aliquota contributiva inferiore al 20% per coprire tutte le prestazioni erogate dall’Inps (previdenza e assistenza), oggi, nel caso del lavoro dipendente, occorre il 32,7% per le sole pensioni. Senza peraltro che questo assicuri l’equilibrio tra entrate e uscite, garantito solo per il tramite di “imponenti trasferimenti dal bilancio statale nonché storni di risorse dalle poche gestioni attive�.

Ecco perché – argomenta Cazzola - accanto agli interventi attuati nel corso degli ultimi anni sulla previdenza obbligatoria, in particolare con l’innalzamento dell’età pensionabile, si rende necessario favorire con ogni mezzo l’introduzione del cosiddetto secondo pilastro rappresentato dalla previdenza complementare, quella a capitalizzazione.
Sia chiaro, osserva l’autore: lo sviluppo dei fondi pensione non va inteso quale panacea di tutti i mali, ma come un importante strumento per “recuperare al risparmio una funzione di copertura dei rischi privati ritenuti socialmente impropri e liberare la finanza pubblica da lacci e lacciuoli impropri�.

Il volume si conclude con una ricca appendice normativa – dal decreto legislativo n. 124 del 1993 e successive modifiche e integrazioni, alla legge delega n. 243 del 2004 – ed è completato da un’appendice statistica densa di cifre e tabelle nonché da un utile glossario dei termini e delle sigle necessarie a capire il mondo della previdenza complementare.


Prezzo: € 25,00
Pagine: 304
Editore: Edibank
Anno: 2005

Recensione tratta dal sito miaeconomia.it (http://www.miaeconomia.it).