Aktarus
13th February 2005, 18:45
Ho trovato sulla webzine OndaRock questo articolo sui Megadeth, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensate: a me sembra spietato!!! :D
link all'articolo (http://www.ondarock.it/Megadeth.html)
Lo riporto anche qui sotto:
I Megadeth (Los Angeles, 1983 – Texas, 2002) sono una mediocre thrash-metal-band che non si capisce come mai critica e pubblico si ostinino a considerare tra i classici del genere o, addirittura, del rock. L’unica cosa di cui sono classici è la mediocrità. I Megadeth sono il gruppo di Dave Mustaine (nato in Arizona nel 1961), abile e originale chitarrista, membro fondatore dei Metallica, con i quali convisse a Los Angeles dal 1981 al 1982. Mentre i Metallica nel 1983 pubblicavano il loro primo album (uno dei più importanti album della storia del rock), "Kill em’all", con il quale inventarono lo speed e il thrash-metal, Mustaine tentò di prendersi una rinvincita sugli ex-compagni formando un gruppo che programmaticamente doveva essere di irriducibile thrash-metal e, sempre programmaticamente, doveva porsi come la rivalità più efficace allo spopolare dei Metallica. I Megadeth non fecero né l’uno né l’altro.
Per quanto riguarda la popolarità è vero, siamo di fronte a uno dei gruppi metal più famosi (e pagati) di sempre; ma si sa, non sempre qualità e quantità coincidono. I fattori distribuzione e pubblicità paiono preminenti. Se tanti gruppi metal dell’epoca, ben superiori e più importanti dei Megadeth, (come gli Exodus, gli Accept, i Metal Church o i Venom e i Mercyful Fate) avessero avuto l’opportunità di mettersi in mostra, forse sarebbe toccata loro una sorte ben diversa. Speriamo, come si dice sempre in questi casi, che la storia faccia giustizia. Per quanto riguarda il biondo Mustaine c’è da dire che costui è un chitarrista e punto. Il chitarrista lo fa egregiamente; l’archeggiare sofferente e patinato della sua chitarra, thrash per eccellenza, è riconoscibile tra tutti gli altri. Purtroppo si è cimentato anche come compositore, cantante e, quel che è peggio, produttore. Artisticamente (economicamente no, è bene ricordarlo) si tratta di un disastro quasi totale. La voce di Mustaine è anch’essa riconoscibile fra tutte le altre. Tanto più in campo thrash o metal. Infatti non è maschia, potente o tecnica. Bensì punk, adolescenziale e piegata tra il lamento e l’impotenza. Il suo pregio, in quest’ultimo senso le è offerto proprio dal suo essere limitatissima. È uno dei cantanti più incapaci e meno dotati di sempre; anzi, non è un cantante: per questo ogni cosa pronunciata da lui risulta credibile e affascinante nel senso del commovente. Come il bambino che vuole fare il duro, ma le cui sofferenze e frenesie portano solo a volerlo proteggere e rassicurare. La voce di Mustaine è come quella di Axl Rose (anche lui, benché molto dotato e hard-rock, in fondo un punk) solo un’ottava sotto.
Per quanto riguarda la composizione dei brani Mustaine è un mezzo disastro: scopiazza disperatamente di qua e di là, mostra meno fantasia di un vecchio decrepito, stilisticamente si rimangia subito dopo ciò che aveva appena affermato, e via di questo passo. Tuttavia, salvo vari spunti meritevoli, che pur vi sono, questo magma sonoro-rumoristico in deriva, perennemente perso e sperdente, fissamente attaccante e frustato, inintelligibile e acusticamente bruttissimo, costituisce, quando non annoia, un fulgido e toccante esempio di arte trash, spazzatura. Da interpretare come spazzatura quale chiave di verità del tutto, così rappresentato. Mustaine si ostinerà anche a produrre i suoi dischi, da una parte ostacolando i veri produttori che forse avrebbero evitato certi sciali di materiali e forze, dall’altra imbrigliando il suono del suo gruppo in un non-concluso a corto di fiato ed espressività, che si esemplifica con la prima sezione ritmica dei Megadeth, quella di David Ellefson al basso e di Gar Samuelson alla batteria, una delle più meschine di sempre: il bassista, fedele di Mustaine e coautore di alcuni pezzi, poi migliorerà di molto, mentre la batteria (in parte non trascurabile perché così voleva Mustaine, senza rendersi conto che stava facendo sotto tale aspetto tutto l’opposto del thrash), finché ci sarà Samuelson, risulta non solo inesistente, ma anche fastidiosamente e vanamente hard-rock.
Il gioco di Mustaine era di puntare tutto sulle chitarre (all’altra abbiamo Chris Poland). In questo non aveva torto. Infatti le chitarre dei Megadeth sono sempre formidabili e, pur non possenti e granitiche come quelle dei Metallica (che infatti abbandoneranno il thrash per un heavy-speed) costituiscono un eccellente e lancinante ventaglio espressivo per tutto il sottogenere thrash.
Tuttavia, con una sezione ritmica deficiente (si aggiunga, nei primi anni, anche un missaggio e registrazione scandalosi), ne risulta un thrash zoppo o depotenziato. Inconcludente perché ferisce, si lamenta, ma non colpisce mortalmente. Forse però, sebbene involontariamente (i Megadeth sono creduti e loro medesimi si credevano, essere dei duri, anche dal punto di vista sonoro) tale handicap, rende limbicamente unico nel panorama, il suono dei Megadeth: qualcosa che balugina nell’aria, sgradevolmente, inconsistentemente e senza fini o scopi apparenti. La cosa più artistica dei Megadeth (quando parlo dei Megadeth mi riferisco ai primi quattro album) è il rifuggere quasi totalmente la melodia e il ritornello: i loro migliori brani sono uno sproloquio, un vortice senza centro, dall’inizio alla fine: in moto rettilineo, non circolare. Visti gli esiti post-90 viene il dubbio se prima Mustaine era semplicemente incapace anche di trovare il motivetto giusto e si nascondeva nell’avanguardia come scudo per tale incapacità.
Le copertine degli album dei Megadeth, sulla falsariga di quelle degli Iron Maiden, hanno un personaggio mostruoso, tra zombie e morte secca, che di volta in volta rappresenta il tema-pretesto di turno, sempre in un infantile, rozzo e ingenuo scenario apocalittico che finisce per non intimidire nessuno: ora il mondo si vende al mito del nucleare, ora a quello della guerra, ora a quello delle leggi del mercato. Apparentemente la morte è rappresentata dai Megadeth come un fatto storico e tanto più tragico quanto motivato da tale contingenza; sempre apparentemente i Megadeth presentano temi e liriche a sfondo sociale, e comunque oggettive, ossia non private, sentimentali. In realtà, lasciando da parte tutta questa pagliacciata esteriore, dai Black Sabbath in su comune a tanti gruppi metal, per vendere i loro prodotti ai bambini, i Megadeth, e Mustaine, destano interesse e partecipazione proprio per i sentimenti di tristezza, solitudine, fallimento, impotenza, incomprensione, nei quali si trova l’individuo-uomo a prescindere dal contesto storico-geografico in cui si trova. In tale senso la musica metal è considerabile seriamente e ha dei contenuti esistenziali. Altrimenti (e per tanti gruppi così è) si tratta di disgustose, stupide e pedisseque sceneggiate horror per bambini troppo e male cresciuti.
I titoli dei primi album dei Megadeth, sono frasi, divise da punti di sospensione: questa sospensione, questa mancanza d’immediatezza, questa noia già nell’approccio alla frase prima della lettura, esemplificano il lavoro interiore ed esteriore dei Megadeth, la loro completezza trasandata, il loro barocco povero, la loro verbosità ignorante, la loro rabbia e disperazione infantili: come le male parole uscite dalla bocca di un bambino, la coincidenza degli opposti che genera insoddisfazione e inconcludenza (e se poi fosse, questa, l’unica verità?). Mentre la musica di solito è catartica, i Megadeth sono l’anti-catarsi per eccellenza. Sono la tribolazione. Danno i loro capolavori quando tale tribolazione non è compiaciuta. Il nulla, l’assurdo, la contraddizione, la mancanza di senso e di finalità della vita, la disperazione, la solitudine e il dolore, più o meno fumettisticamente camuffati, costituiscono i pretesti per questo tipo di musica, che, rispetto all’hard-core, il quale ne ha di medesimi, li vive epicamente.
La major dei Megadeth sarà la Capitol (nata a Hollywood nel 1942, è l’etichetta di Beatles e Frank Sinatra: dal 1998, con Virgin e Chrysalis, fa parte del colosso britannico Emi, dal quale fu rilevata nel 1954).
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link all'articolo (http://www.ondarock.it/Megadeth.html)
Lo riporto anche qui sotto:
I Megadeth (Los Angeles, 1983 – Texas, 2002) sono una mediocre thrash-metal-band che non si capisce come mai critica e pubblico si ostinino a considerare tra i classici del genere o, addirittura, del rock. L’unica cosa di cui sono classici è la mediocrità. I Megadeth sono il gruppo di Dave Mustaine (nato in Arizona nel 1961), abile e originale chitarrista, membro fondatore dei Metallica, con i quali convisse a Los Angeles dal 1981 al 1982. Mentre i Metallica nel 1983 pubblicavano il loro primo album (uno dei più importanti album della storia del rock), "Kill em’all", con il quale inventarono lo speed e il thrash-metal, Mustaine tentò di prendersi una rinvincita sugli ex-compagni formando un gruppo che programmaticamente doveva essere di irriducibile thrash-metal e, sempre programmaticamente, doveva porsi come la rivalità più efficace allo spopolare dei Metallica. I Megadeth non fecero né l’uno né l’altro.
Per quanto riguarda la popolarità è vero, siamo di fronte a uno dei gruppi metal più famosi (e pagati) di sempre; ma si sa, non sempre qualità e quantità coincidono. I fattori distribuzione e pubblicità paiono preminenti. Se tanti gruppi metal dell’epoca, ben superiori e più importanti dei Megadeth, (come gli Exodus, gli Accept, i Metal Church o i Venom e i Mercyful Fate) avessero avuto l’opportunità di mettersi in mostra, forse sarebbe toccata loro una sorte ben diversa. Speriamo, come si dice sempre in questi casi, che la storia faccia giustizia. Per quanto riguarda il biondo Mustaine c’è da dire che costui è un chitarrista e punto. Il chitarrista lo fa egregiamente; l’archeggiare sofferente e patinato della sua chitarra, thrash per eccellenza, è riconoscibile tra tutti gli altri. Purtroppo si è cimentato anche come compositore, cantante e, quel che è peggio, produttore. Artisticamente (economicamente no, è bene ricordarlo) si tratta di un disastro quasi totale. La voce di Mustaine è anch’essa riconoscibile fra tutte le altre. Tanto più in campo thrash o metal. Infatti non è maschia, potente o tecnica. Bensì punk, adolescenziale e piegata tra il lamento e l’impotenza. Il suo pregio, in quest’ultimo senso le è offerto proprio dal suo essere limitatissima. È uno dei cantanti più incapaci e meno dotati di sempre; anzi, non è un cantante: per questo ogni cosa pronunciata da lui risulta credibile e affascinante nel senso del commovente. Come il bambino che vuole fare il duro, ma le cui sofferenze e frenesie portano solo a volerlo proteggere e rassicurare. La voce di Mustaine è come quella di Axl Rose (anche lui, benché molto dotato e hard-rock, in fondo un punk) solo un’ottava sotto.
Per quanto riguarda la composizione dei brani Mustaine è un mezzo disastro: scopiazza disperatamente di qua e di là, mostra meno fantasia di un vecchio decrepito, stilisticamente si rimangia subito dopo ciò che aveva appena affermato, e via di questo passo. Tuttavia, salvo vari spunti meritevoli, che pur vi sono, questo magma sonoro-rumoristico in deriva, perennemente perso e sperdente, fissamente attaccante e frustato, inintelligibile e acusticamente bruttissimo, costituisce, quando non annoia, un fulgido e toccante esempio di arte trash, spazzatura. Da interpretare come spazzatura quale chiave di verità del tutto, così rappresentato. Mustaine si ostinerà anche a produrre i suoi dischi, da una parte ostacolando i veri produttori che forse avrebbero evitato certi sciali di materiali e forze, dall’altra imbrigliando il suono del suo gruppo in un non-concluso a corto di fiato ed espressività, che si esemplifica con la prima sezione ritmica dei Megadeth, quella di David Ellefson al basso e di Gar Samuelson alla batteria, una delle più meschine di sempre: il bassista, fedele di Mustaine e coautore di alcuni pezzi, poi migliorerà di molto, mentre la batteria (in parte non trascurabile perché così voleva Mustaine, senza rendersi conto che stava facendo sotto tale aspetto tutto l’opposto del thrash), finché ci sarà Samuelson, risulta non solo inesistente, ma anche fastidiosamente e vanamente hard-rock.
Il gioco di Mustaine era di puntare tutto sulle chitarre (all’altra abbiamo Chris Poland). In questo non aveva torto. Infatti le chitarre dei Megadeth sono sempre formidabili e, pur non possenti e granitiche come quelle dei Metallica (che infatti abbandoneranno il thrash per un heavy-speed) costituiscono un eccellente e lancinante ventaglio espressivo per tutto il sottogenere thrash.
Tuttavia, con una sezione ritmica deficiente (si aggiunga, nei primi anni, anche un missaggio e registrazione scandalosi), ne risulta un thrash zoppo o depotenziato. Inconcludente perché ferisce, si lamenta, ma non colpisce mortalmente. Forse però, sebbene involontariamente (i Megadeth sono creduti e loro medesimi si credevano, essere dei duri, anche dal punto di vista sonoro) tale handicap, rende limbicamente unico nel panorama, il suono dei Megadeth: qualcosa che balugina nell’aria, sgradevolmente, inconsistentemente e senza fini o scopi apparenti. La cosa più artistica dei Megadeth (quando parlo dei Megadeth mi riferisco ai primi quattro album) è il rifuggere quasi totalmente la melodia e il ritornello: i loro migliori brani sono uno sproloquio, un vortice senza centro, dall’inizio alla fine: in moto rettilineo, non circolare. Visti gli esiti post-90 viene il dubbio se prima Mustaine era semplicemente incapace anche di trovare il motivetto giusto e si nascondeva nell’avanguardia come scudo per tale incapacità.
Le copertine degli album dei Megadeth, sulla falsariga di quelle degli Iron Maiden, hanno un personaggio mostruoso, tra zombie e morte secca, che di volta in volta rappresenta il tema-pretesto di turno, sempre in un infantile, rozzo e ingenuo scenario apocalittico che finisce per non intimidire nessuno: ora il mondo si vende al mito del nucleare, ora a quello della guerra, ora a quello delle leggi del mercato. Apparentemente la morte è rappresentata dai Megadeth come un fatto storico e tanto più tragico quanto motivato da tale contingenza; sempre apparentemente i Megadeth presentano temi e liriche a sfondo sociale, e comunque oggettive, ossia non private, sentimentali. In realtà, lasciando da parte tutta questa pagliacciata esteriore, dai Black Sabbath in su comune a tanti gruppi metal, per vendere i loro prodotti ai bambini, i Megadeth, e Mustaine, destano interesse e partecipazione proprio per i sentimenti di tristezza, solitudine, fallimento, impotenza, incomprensione, nei quali si trova l’individuo-uomo a prescindere dal contesto storico-geografico in cui si trova. In tale senso la musica metal è considerabile seriamente e ha dei contenuti esistenziali. Altrimenti (e per tanti gruppi così è) si tratta di disgustose, stupide e pedisseque sceneggiate horror per bambini troppo e male cresciuti.
I titoli dei primi album dei Megadeth, sono frasi, divise da punti di sospensione: questa sospensione, questa mancanza d’immediatezza, questa noia già nell’approccio alla frase prima della lettura, esemplificano il lavoro interiore ed esteriore dei Megadeth, la loro completezza trasandata, il loro barocco povero, la loro verbosità ignorante, la loro rabbia e disperazione infantili: come le male parole uscite dalla bocca di un bambino, la coincidenza degli opposti che genera insoddisfazione e inconcludenza (e se poi fosse, questa, l’unica verità?). Mentre la musica di solito è catartica, i Megadeth sono l’anti-catarsi per eccellenza. Sono la tribolazione. Danno i loro capolavori quando tale tribolazione non è compiaciuta. Il nulla, l’assurdo, la contraddizione, la mancanza di senso e di finalità della vita, la disperazione, la solitudine e il dolore, più o meno fumettisticamente camuffati, costituiscono i pretesti per questo tipo di musica, che, rispetto all’hard-core, il quale ne ha di medesimi, li vive epicamente.
La major dei Megadeth sarà la Capitol (nata a Hollywood nel 1942, è l’etichetta di Beatles e Frank Sinatra: dal 1998, con Virgin e Chrysalis, fa parte del colosso britannico Emi, dal quale fu rilevata nel 1954).
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